Quante emozioni durante il Cammino di Santiago.

Se è vero che tutte le strade portano a Roma, è altrettanto vero che tutti i cammini portano a Santiago de Compostela.

Da inizio Maggio a fine Ottobre, la piazza della cattedrale accoglie ogni giorno centinaia di pellegrini provenienti da tutto il mondo.

L’Europa è nata in pellegrinaggio a Santiago” c’è scritto nella Praza Porta Camiño di Santiago, appena fuori dalla città vecchia,  e mi piace pensarla così.

Ma cosa ci spinge a compiere un cammino?

È una domanda che ho posto molte volte ai pellegrini che ho incontrato lungo il mio percorso, ed ogni volta la risposta che ricevevo era diversa. 

C’è chi parte per motivi religiosi, chi lo fa per dimagrire, qualcuno per scappare dalla propria realtà e avere il tempo per pensare e c’è chi lo fa per raccontare qualcosa di nuovo.

Non esiste una risposta comune.

Tutti viaggiano con il proprio zaino sulle spalle ma ognuno si porta dietro storie ed emozioni differenti. 

Io sono partito per chiudere un percorso iniziato 10 anni fa.

Non mi piace lasciare le cose a metà e sentivo che era arrivato il momento giusto.

La prima volta sono partito con il cuore leggero e lo zaino pesante, ben oltre gli 8 kg consigliati, senza preparazione e senza sapere a cosa sarei andato incontro.

Scelsi il Cammino Primitivo da Oviedo, uno dei più impegnativi secondo i racconti degli altri pellegrini, ma al tempo non lo sapevo.

Stavo cercando un modo per organizzare delle vacanze low cost, infatti il mio cammino durò solamente 3 giorni, o 70 km se preferite.

Se decidi di partire per un Cammino devi partire per affrontare il Cammino.

Con tutti i suoi pro e i suoi contro.

Di quell’esperienza ricordo la fatica mostruosa per affrontare le  salite, le notti insonni passate sul pavimento, le montagne di fango da attraversare e la pioggia incessante che mi accompagnò per tutta la durata del percorso.

Il Cammino mi mise alla prova e io gli voltai le spalle.

Troppo difficile, troppo faticoso, non ne valeva la pena.

Questa volta è stato tutto diverso.

Ho scelto il Cammino Portoghese principalmente per 3 ragioni:

  • Tempo (bastano 2 settimane)
  • Gente è meno conosciuto e affollato di quello Francese
  • Facile è adatto a un principiante 

Ho cominciato questa avventura in compagnia di mio nipote Gabriel di 18 anni, fresco di maturità appena superata.

Quello che all’inizio pensavo fosse un viaggio premio, dopo una tappa da 35 km mi è sembrato più simile ad una punizione.

Siamo partiti da Porto una nebbiosa mattina di fine Settembre e abbiamo camminato per oltre 10 giorni fino a scorgere le guglie soleggiate dell’imponente Cattedrale di Santiago de Compostela.

Abbiamo percorso più di 260 km attraversando strade e ponti, profumate foreste di eucalipto e abbondanti vigneti.

Abbiamo scalato montagne ripide e dolci colline,  abbiamo parlato tanto, riso fino alle lacrime e costruito un rapporto che all’inizio era distante.

Abbiamo imparato tanto l’uno dall’altro.

Impossibile spiegare a parole le emozioni che si provano durante il nostro cammino, sono troppo profonde e personali per generalizzare.

Ognuno vive il proprio percorso nella maniera che ritiene più giusta, si avverte la fatica in modo diverso, ci si emoziona per cose diverse.

Mentre gli altri si lamentavano per la pioggia, per me rendeva ancora più magica la tappa attraverso i vigneti, accompagnati da una melodia lontana che risuonava nell’aria.

Me ne andavo in giro tutto bagnato tra i colori dell’autunno con un sorriso ebete stampato in faccia.

Gli Albergue del Cammino

La fatica è mitigata dal paesaggio, il percorso è ben segnalato dalle frecce gialle e gli Albergue Municipali sono per lo più accoglienti, anche se alle volte andare in una struttura privata ha i suoi vantaggi.

Non a tutti piace dormire in camerate enormi ascoltando i rumori notturni degli altri pellegrini.

I bagni sono pochi, la cucina può essere occupata per ore e spesso mancano le prese per ricare il cellulare.

Vera, una hostess Ryanair che abbiamo conosciuto lungo il cammino, stava viaggiando da sola e la sera preferiva riposarsi in un comodo Albergue Privato. 

Ma Vera è soltanto una delle tante persone che abbiamo avuto il piacere di incontrare.

E sono proprio le persone la parte più significativa di ogni Cammino.

Essere un pellegrino significa entrare a far parte di una comunità che si basa sulla bontà e sul rispetto reciproco, una cosa rara ai nostri giorni.

Per questo si augura “Buon Cammino” ad ogni persona che si incontra lungo la strada.

Speravo che Gabriel potesse entrare in contatto con quello spirito e comprendere che per vivere in un mondo migliore dobbiamo sforzarci di essere delle persone migliori.

Essere Pellegrino

Durante il nostro percorso abbiamo incontrato tante persone diverse, tipo Joâo, un pastore portoghese in compagnia delle sue pecorelle, che aveva percorso quel Cammino con la sua famiglia per ben 11 volte.

Aveva la serenità degli uomini semplici, un’età compresa tra i 50 e i 90 anni e un sorriso capace di scaldarti il cuore come un bicchiere di Bagaço.

Il Bagaço è una grappa tipica del Portogallo che abbiamo avuto la fortuna di provare in compagnia dell’allegra famiglia Vairajâo, appena fuori dalle porte della splendida Ponte de Lima.

Alice e la sua famiglia hanno accolto me, Gabriel e altri 3 pellegrini nella loro casa, offrendoci un abbondante pranzo e tanta compagnia.

È stata una delle esperienze più belle di tutto il cammino.

In cambio della loro ospitalità mi hanno chiesto di accendere una candela nella cattedrale dell’apostolo di Compostela e di pregare per loro, promessa che ho mantenuto al mio arrivo.

Le forti emozioni, la fatica che ti divora, la vita senza privacy degli Albergue fanno nascere un sentimento comune tra i pellegrini, ed è facile fare nuove amicizie.

In queste righe vorrei ringraziare Gonzalo e Lucas, zio e nipote portoghesi che hanno condiviso con noi alcune tappe del cammino.

Immaginate il mio stupore quando mi hanno raccontato la loro storia, simile alla nostra.

Poi mi piacerebbe dire grazie a Silvia di Mantova, a Peter e sua moglie dalla Repubblica Ceca, a Patrick e la sua chitarra e alla divertente Miciko dal Giappone.

Ma il viaggio non sarebbe stato lo stesso senza Matteo e Riccardo, due pellegrini di Faenza che hanno reso indimenticabile il nostro Cammino.  

Le avventure che abbiamo passato insieme sono troppe per essere raccontate in queste righe, meglio conservare per noi quei ricordi.

Non sarai mai solo lungo il Cammino di Santiago.

Gli Spiriti del Cammino

Nel nostro percorso abbiamo incontrato alcuni personaggi che ho ribattezzato “Gli Spiriti Del Cammino”, sono pellegrini che vagano in solitaria per mesi  spostandosi da un cammino all’altro.

Lo fanno perchè gli piace, o almeno così mi ha risposto la signora francese nell’albergue di Tamel, che stava attraversando il Portogallo diretta a Fatima dopo aver passato oltre un mese sul cammino francese.

Ma non era l’unica, di storie del genere ne ho sentite tante.

Il Cammino è un’esperienza mistica da provare almeno una volta nella vita, è un riconnettersi con se stessi e con la natura circostante, uno scoprire posti nuovi e nuove culture, il posto giusto dove incontrare nuovi amici.

È qualcosa che ti entra dentro e che senti tuo, come hanno confermato tutte le persone che lo aveva già fatto almeno una volta e si trovavano nuovamente in viaggio.

“il sole non è mai così bello come il giorno in cui ci si mette in cammino”

diceva il francese Jean Giono, e vi posso assicurare che non c’è niente di più vero.

 Buon Cammino a tutti. 

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