La lotta contro il riscaldamento globale  continua ad intermittenza.

A volte si trova al centro dei riflettori di tutto il mondo, con giovani paladine e gente preoccupata per il futuro, per poi finire dimenticata subito dopo, quando il momento di notorietá è passato.

Come una diva della televisione degli anni 80, viene rispolverata ogni tanto, giusto per ricordarci che esiste.

Ma il problema è presente e sempre attuale.

Il mondo sta bruciando e noi ci giriamo dall’altra parte facendo finta di non vedere.

A Gennaio è toccato all’Australia, l’estate scorsa all’Amazzonia.

Gli incendi distruggono interi ecosistemi ma noi ci preoccupiamo soltanto quando vediamo i poveri koala bruciacchiati.

Perchè il nostro pianeta continua a bruciare e nessuno sembra in grado di risolvere il problema?

Questa è una delle tante domande che mi sono posto sul riscaldamento globale,  e la risposta mi ha lasciato senza parole.

Ma procediamo con ordine.

    Lotta al cambiamento climatico

    Secondo i dati raccolti dalla World Meteorological Organization, Luglio 2019 sarà ricordato come il mese più caldo della storia.

    Un dato allarmante che dovrebbe farci riflettere sulla strada che la nostra società ha deciso di percorrere, quella che porta verso un inesorabile declino.

    E non sono io a dirlo!

    Secondo una ricerca del MIT di Boston e pubblicata sulla rivista Science Advancesquesto destino potrebbe compiersi nell’anno 2100, quando i nostri oceani non saranno più in grado di assorbire l’eccesso di CO2 presente nell’aria.

    Se tutto va bene ci restano più o meno 80 anni. O almeno così dicono gli esperti.

    Ma siamo sicuri di avere davanti tutto questo tempo? 

    Il Professor Rothman del MIT, autore della ricerca, afferma che:

    Se l’immissione di CO2 nell’atmosfera non viene controllata potrebbe trasformarsi in qualcosa di più grande[…] difficile da prevedere

    Parole non proprio incoraggianti che indicano chiaramente la strada da percorrere.

    E quella strada punta dritto su Parigi e i suoi accordi sul clima.

    • Per approfondire l’argomento guarda il documentario di L. Dicaprio dal titolo: Before the Flood ( su Netflix e Youtube)

    Ma c’è qualcuno che ha deciso di percorrere quella strada contromano, qualcuno che non crede al cambiamento climatico e che vuole stabilire una rotta tutta sua, incurante del rischio e del pericolo che sta facendo correre a tutti gli altri.

    Donald Trump, presidente dello stato che inquina di più al mondo (vedi classifica), ha deciso di tirarsi indietro dagli accordi sul clima classificando la questione con il termine “Bullshit”. 

    global warming

    Bisogna trovare al più presto una strategia comune o si punterà dritti verso quella che da Boston definiscono: 

    un’estinzione di massa causata dall’alta quantità di CO2 nell’atmosfera

    Problema Incendi

    riscaldamento

    Foto dal profilo IG di @leonardodicaprio

    Ma il presidente Trump non è l’unico personaggio “scomodo” di questa vicenda.

    Anche il Brasile di Bolsonaro sta prendendo una strada incerta e pericolosa, favorendo il disboscamento dell’Amazzonia per scopi commerciali e calpestando i diritti delle popolazioni indigene che ancora vivono da quelle parti. 

    Norvegia e Germania hanno già provveduto a bloccare i fondi destinati alla salvaguardia dell’Amazzonia perché si dichiarano scontenti dell’operato del presidente.

    L’Istituto nazionale di ricerche spaziali brasiliano (INPE) fa sapere che gli incendi sono cresciuti in maniera considerevole rispetto allo scorso anno, a riprova delle cattive politiche ambientali del paese.

    Le foto di San Paolo  soffocata da un denso fumo nero hanno fatto il giro del mondo, attirando l’attenzione dei media internazionali.

    Bolsonaro accusa le Ong (suona familiare di questi tempi) e lamenta la mancanza di risorse.

    Esattamente la stessa cosa che sta avvenendo in Australia, dove il premier negazionista dei cambiamenti climatici, Scott Morrison, accusa piromani minorenni mentre stringe accordi segreti con la più grande compagnia di carbone del paese.

    Questi incendi riversano una quantità incredibili di CO2 nell’atmosfera e stanno devastando tutto il mondo, non solo Australia e Brasile.

    Secondo Greenpeace Russia, a Luglio 2019 in Siberia è bruciata un’area grande quanto la Grecia mentre a Giugno era toccato all’Alaska perdere un tratto di foresta grande quanto la città di Los Angeles, colpita anche lei da violenti incendi a Settembre.

    Proseguendo la mia ricerca mi sono basato sulla relazione causa-effetto, una delle leggi universali che regolano il mondo.

    Se gli incendi fanno alzare la temperatura, il caldo torrido fa sciogliere i ghiacciai.

    Fermatevi un momento a guardare queste immagini riprese da due escursionisti in Alaska il 18 Agosto 2019, sono impressionanti!

    Scioglimento dei ghiacci

    In Islanda hanno appena inaugurato una targa in memoria del ghiacciaio Okjokull, scomparso prematuramente nel 2014.

    E non sarà l’unico. 

    Come riferiscono dal Centro Internazionale per lo Sviluppo Integrato della Montagna (Icimod), anche se riuscissimo ad azzerare le nostre emissioni entro quest’anno, avremmo comunque perso un terzo dei ghiacciai entro il 2050.

    effetti riscaldamento globale

    Foto dal profilo IG di Bryan Mestre

    In questo senso hanno destato scalpore le foto social dell’alpinista Bryan Mestre, che ha immortalato sulle Alpi francesi un lago che prima non c’era.

    Ho pensato subito ad un fotomontaggio, ma sulla pagina Instagram di Mestre potrete guardare il video con i vostri occhi.

    IG: @bryanthealpinist

     

    Innalzamento livello Acque

    Seguendo lo stesso procedimento logico, la naturale conseguenza dello scioglimento dei ghiacciai è l’innalzamento delle acque, che a sua volta comporta la scomparsa delle coste e di alcune bellissime spiagge.

    La Sicilia sta perdendo una media di 5 km di spiagge ogni anno, come evidenziano le foto di RepubblicaPalermo.it (clicca qui per vedere altre foto)

    cambio

    Sciacca 2006

    clima

    Sciacca 2018

    L’acqua comincia a lambire le prime case e nessuno sembra preoccuparsene.

    Venezia ha subito quest’anno la peggiore inondazione dal 1966 e alcuni studiosi hanno calcolato che sarà perennemente allagata già dal 2050, per finire completamente sommersa entro il 2100.

    La situazione è preoccupante per noi che ci godiamo le calme acque del Mediterraneo, ma pensate a cosa può succedere alle persone che vivono sulle isole del Pacifico.

    Gli abitanti delle Kiribati, un paradisiaco arcipelago nel bel mezzo dell’oceano, stanno già sperimentando i primi effetti.

    L’ex presidente Anote Tong, oggi attivista climatico, durante il suo mandato ha comprato un terreno alle Fiji per permettere l’evacuazione sicura dei suoi connazionali.

    • Sulla lotta delle Kiribati e del suo presidente è in uscita un documentario dal titolo Anote’s Ark

    Lo stesso discorso vale per Maldive, Filippine e tutte le città a ridosso dell’acqua, tipo Miami.

    Giacarta, la capitale dell’Indonesia abitata da oltre 10 milioni di persone, sta sprofondando sotto il livello del mare così velocemente da avviare la costruzione di una mega diga, mentre il governo sta già pensando di spostare i propri uffici nel Borneo

    Se non si decide in fretta e di comune accordo la strada da percorrere, presto il mondo dovrà fronteggiare un’altra crisi: quella dei Rifugiati Ambientali.

    La nostra casa è in fiamme

    gridava la giovane Greta al Parlamento Europeo poco meno di un anno fa.

    Ora sta bruciando davvero.

    Quando decideremo la strada giusta da percorrere?

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